PANDEMIE #2 (with soundtrack)

Nelle sue imponderabili vette innervate di sfumate sottigliezze e sottili sfumature, il Santori-pensiero è denso, articolato e strutturalmente complesso ma principalmente biforcuto, tanto da potersi – con estrema semplificazione (mi si perdoni), necessaria tuttavia a una decodificazione che lo riconsegni intelligibile ai più – sintetizzare in due assiomi ineludibili e non compromissori.  

Il primo, incontrovertibilmente debitore della filosofia murgiana sui finti intellettualismi, si sostanzia nel postulato “fascio è chi il fascio fa”, traslato con acume dall’immenso pensiero forrestgumpiano; mentre il secondo, peculiare della nostra funesta epoca e in grado quindi  di sedurre e attrarre attorno a sé le pecorelle smarrite, organizzandole con quacchero ardore in un grande movimento di pescivendoli, è spiegato dal brillante frizzo “Io non ci capisco un cazzo perciò mi affido ai competenti”.

Come è noto, sono queste le basi fondanti del sardinismo, la serpentesca e petalosa ideologia del nuovo millennio, 100% made in Italy, come le bestemmie. Ma guai definirla “ideologia”, e men che meno bestemmia, ché il grande statista felsineo, circonfuso di ieratica possanza, s’incupisce tutto, pur senza mai mutare d’espressione. Indubitabilmente arduo, per chi non è aduso a discettazioni filosofiche e politologiche, cercare di comprendere cosa si asconda dietro quegli occhioni impenetrabili da Teletubbies, quale nobiltà d’animo animi quel sorriso severo ma indulgente e inclusivo, quale meraviglioso ecosistema d’amore si autoalimenti all’interno di quel cherubico bulbo di boccoli che fa da corona a una mente straordinaria, una mente al di là del bene e del male, insufflata del divino anelito, che ha finalmente ricondotto l’idea di giustizia sociale al suo alveo naturale di panem et circenses.

“Non lo so,” risponderebbe lui a qualsivoglia domanda che aveste l’ardire di rivolgergli; e, citando l’immenso Palmiro Cangini, che del petroniano condottiero di greggi è precursore, maestro e polla d’inesauribile ispirazione, vi metterebbe all’angolo con fulminea perentorietà: “Però c’ho ragione e i fatti mi cosano!”

Fatti, non pugnette.

Parodie da distanziamento social #4

Lo scrittore medio contemporaneo è ostaggio della tartuferia petalosa.

Incapace di sentimenti energici, di passioni vigorose, egli è pacioso e sempliciotto, beato nella sua compita educazione, nel suo puntiglio sterile, nella sua convinzione di essere dalla parte giusta pur fingendo di accogliere i dubbi delle riflessioni altrui.

Non sbraccia, non sbraita; tenta di farsi sentire con la compostezza, la gentilezza, l’accomodamento ipocrita. Questi “nuovi” “scrittori” “social” si credono luce nel buio, lampadine in soffitte dimenticate, lucciole in via d’estinzione; eletti, incompresi; e, invece, sono la maggioranza, e le loro bambinerie per castrati sono comprese e apprezzate da tutti. Che smacco.

Sono gli ottimisti a tutti i costi, i soldatini della dittatura del buon umore: rifuggono i moti oscuri dell’anima e della società con arzigogoli più linguistici che di pensiero, per dimostrare a se stessi che se non hanno la ragione, hanno almeno la capacità di non darla agli altri. Si definiscono bastonatori, e sanno dare a malapena pizzicotti. Pigolano anziché ruggire. Hanno passato gli anni della formazione davanti a un monitor con YouPorn ridotto a icona, pronto alla bisogna, e l’indie-noise-alternative a palla che esce dalle casse, naturalmente collegate al PC: che orrore, che vecchiume un vero e proprio impianto hi-fi!

Parodie da distanziamento social #3

Abbiamo un problema di stile. Chiunque oggi si dedichi alla scrittura, in qualsiasi settore, ha un problema di stile. Anzi, deve avere un problema di stile. Il problema, per farla breve, si traduce nell’assoluta piattezza e anonimità del non-stile. Che poi non è altro che il nuovo stile.

Buona parte di coloro che si sono laureati tra la seconda metà dei Novanta e gli anni Dieci del nuovo secolo/millennio, ovvero quelli cresciuti con il web, sembrano fotocopie gli uni degli altri. Generalizzo, certo; ci sono le eccezioni, certo. Ma le eccezioni non mi interessano. Le eccezioni non fanno il presente. Le eccezioni, piuttosto, costruiscono il futuro, un futuro che si trova ben oltre la linea del nostro orizzonte. È la mediocrità a costruire il presente, ovvero l’assenza di stile. La mediocrità non si accorge delle eccezioni e, quando se ne accorge, tenta di zittirle con il sarcasmo. E ci riesce grazie alla mediocrità della gente che a quel mediocre sarcasmo mediocremente ammicca. Nel presente, ci riesce; ma domani i mediocri del futuro si ricorderanno solo delle eccezioni del passato, le prenderanno a modello per continuare a costruire l’eterno labirinto della mediocrità.

Considerate quali sono i modelli di ieri a cui oggi si rifanno i mediocri, e l’intuizione di cui sopra vi apparirà immediatamente lampante.

Parodie da distanziamento social #2

Possibile che si giri così, impunemente e come se nulla fosse,  intorno alle cose? Non dovrebbero essere le cose a girare intorno a noi?

Poiché stimo facili non meno che perniciose le battute sui giramenti, mi limiterò a eluderle, così come si elude lo sguardo del tale che, venendoci incontro e non sapendo d’essere tra i protagonisti delle nostre antipatie, sgrana enfaticamente gli occhi e deforma la bocca in un sorriso quasi mistico, apparecchiato a salutarci col calore tipico dell’italiano medio mediterraneo, cioè l’italiano medioterraneo, che non ti vede da due giorni ma è come se non ti vedesse da vent’anni e che-bello-incontrati-qui-ma-che-ci-fai?

Ma no, è inutile anche solo provare  a evitarle, certe persone: ti trovano sempre. Come se ti avessero messo addosso una cimice-GPS. Invero, io credo che le persone che ci stanno sul cazzo abbiano le tasche piene di cimici-GPS da piazzare addosso alle loro vittime inconsapevoli. Non si spiega altrimenti il fatto di trovarle ovunque, a girarti intorno, così, impunemente e come se nulla fosse.

È immorale che la magistratura non faccia nulla contro costoro, pur essendo da tempo immemore a conoscenza di questa perigliosa piaga sociale e  biblica. Troppi processi, troppi faldoni, troppe scartoffie, troppi barconi (mi interessava solo la rima); tra l’altro, il rompicazzo antipatico non fa notizia e quindi non dà visibilità. Che è il vero dramma della magistratura.  

Se il legislatore, quella figura astratta e impalpabile che impalpabilmente domina le nostre vite, prendesse l’assennata decisione di scrivere e far promulgare una legge contro i rompicazzo insopportabili, sarebbe d’incommensurabile beneficio per l’umanità tutta, nonché un primo, proditorio passo nella lotta all’ipocrisia.

Per non parlare della salute: io, ad esempio, più continuo a guardarmi intorno e più mi rendo conto che, se non la smetto, morirò di torcicollo o di finti convenevoli.

𝐏𝐚𝐫𝐨𝐝𝐢𝐞 𝐝𝐚 𝐝𝐢𝐬𝐭𝐚𝐧𝐳𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥

Discorrendo alcune settimane fa con un amico davanti a un Brunello di Montalcino, si venne a parlare, non so come ma lo sospetto, di “blocco dello scrittore”, e A. – così chiameremo il mio amico, per tutelarne la privacy – mi confessò di esserne affetto oramai da mesi, al punto da durar fatiche immani a scrivere anche solo un messaggio su WhatsApp, per non parlare dell’insormontabile sforzo con cui doveva misurarsi per vergare un infimo trafiletto di cronaca.
“Il blocco dello scrittore è come il gomito del tennista,” mi disse A., fissandomi mestamente (o forse era solo ubriaco). “Una cosa seria e fastidiosa; se la si trascura, rischia di cronicizzarsi.”
“Ne sono affetto anch’io,” risposi.
La bocca di A. mutò in un sorriso tra l’amarognolo e lo sprezzante, e dopo una lunga sorsata di Brunello, buttò lì: “Ma tu 𝑛𝑜𝑛 sei un giornalista.”
Lo guardai. “Che vuoi, sono asintomatico.”

Come si cura il blocco dello scrittore? Scrivendo, a quanto pare. Esercizio e disciplina, sprezzanti del pericolo della pagina bianca, dello schermo inospitale, della telecamera spietata, dei controlli sulle strade deserte. La logica porterebbe a pensare che, per conseguenza, dal gomito del tennista si guarisce continuando a giocare. Fallacia logica o paragone inesatto?
Si potrebbe aprire un dibattito, o un “topic”, per usare un termine diventato ahinoi di uso corrente; tuttavia il punto è un altro, e più precisamente questo: è innegabile che, nella classifica degli sport più completi, il giornalismo non sradicherà mai il nuoto dalla vetta più alta del podio, ma se i giornalisti soffrissero 𝑑𝑖 𝑡𝑎𝑛𝑡𝑜 𝑖𝑛 𝑡𝑎𝑛𝑡𝑜 del gomito del tennista, avremmo senz’altro una qualità dell’informazione migliore e forse tornerebbero anche le mezze stagioni.

La coda tra le gambe #1

Un noto-ma-non-così-noto-come-vorrebbe Nonnetto finto-anarchico antifa attacca a fare il troll sul mio profilo Facebook personale con un linguaggio goffamente copiaincollato da qualche pagina ammuffita di Lotta Continua che probabilmente avvolgeva il vasetto di gerani sul suo balconcino. Il motivo? Un mio post che riportava uno screenshot di Repubblica; annunciava l’ospitata delle sardine ad Amici di Maria De Filippi, e queste mie parole: “Ci si scherza, su questi qui, perché sono ridicoli di per sé, ma questa cosa è più pericolosa di quanto a prima vista appaia…”.

Il nonnetto non ci sta, non accetta, s’incazza. E ne esce questo edificante scambio di battute:

Il Nonnetto: fai un faccia a faccia con Santori e vedrai che quello più ridicolo sei tu… ps: io non faccio parte del movimento delle sardine ne altre organizzazioni considerate a torto o a ragione a loro vicine… simpatizzo per tutt’altra area politica.

Io: ok hai ragione bravo grazie buona serata

Il Nonnetto: esci dalla copertina dei dischi Anni 80 dove ami nasconderti e soprattutto mettici la faccia…

Io: La mia faccia la puoi vedere nella mia foto profilo. Ciao e grazie di aver partecipato.

Il Nonnetto: la faccia devi metterla nella vita reale, sveglione.

Io: Hai il sense of humor di un varano in digestione. Non hai qualche altro amico da trollare?

Il Nonnetto: trollo gli spocchiosi quanto insulsi in quanto perennemente fuori tempo massimo come te… criticare tutti per non criticare nessuno, questo è il tuo agire e svanito come sei non te ne sei nemmeno accorto.

Io: ok hai ragione bravo grazie buona serata #2

Il Nonnetto: come previsto hai la coda tra le gambe (come tutti i consumatori che si accontentano di essere tali).

Decido quindi di lasciar perdere e immagino non ci sia bisogno di spiegare il perché. Ma dopo qualche minuto il Nonnetto mi lascia un altro commento: “Trollo gli spocchiosi come te”, che egli stesso, dopo neanche mezz’ora, si premura di cancellare. Non è la prima volta che viene a trollare sulla mia pagina con acido disprezzo da zitella. Gli sto terribilmente sul cazzo, mi pare evidente.

Ora, al di là dell’evidente difficoltà di rapportarsi da gentleman, l’amico antifa sembra non cogliere le mie canzonature, tanto che si affretta verso una conclusione, probabilmente meditata fin dall’inizio, che nulla ha a che fare con il contenuto delle battute precedenti, ovvero che io sarei un semplice consumatore “che si accontenta di essere tale”. Cosa significhi e come egli sia arrivato a tale conclusione rimane per me un mistero che non ho tuttavia nessuna intenzione di indagare. Insomma, vuole “vincere”, vuole dimostrare che lui riesce a leggere dentro di me, che lui mi conosce più di quanto io conosca me stesso. La paranoia da smascheramento lo consuma e lo riempie di bile. E lo fa stare bene: “come previsto hai la coda tra le gambe”, predica tutto soddisfatto del suo delirio. La coda tra le gambe?

[Prossimamente le mie riflessioni su questo simpatico episodio…]